Sant’Angelo in Lizzola è una località posta a 300 metri sul livello del mare di altitudine, immersa nei boschi verdi delle colline del pesasere e del suo entroterra; da qui si gode di un’ottima veduta panoramica e qui lo sguardo può cavalcare fino all’orizzonte sul mare da una parte e dall’altra scorgere le cime più alte dell’Appennino marchigiano. L’origine di questa cittadina risale a metà tra il secolo X e il secolo XI e cioè quando due castelli, il castello di Monte S. Angelo e il castello di Liciole o Lizzola, ancor più vecchi della città stessa, si uniscono assieme a formare un unico centro abitato. Il centro storico della città è difeso da mura e si propaga dalla piazza principale della città dove si trovano affacciate sia la Chiesa di S. Michele Arcangelo, sia Palazzo Mamiani dal quale risalta la potente e bella Torre. La città di Sant’Angelo in Lizzola ha diversi monumenti storici importanti come la Chiesa Abbaziale di S. Egidio che risulta essere stata costruita attorno al 1684; qui sono ancora custodite tante strutture e opere originarie di quel periodo e possiamo quindi trovare alcune pitture di Giovanni Venanzi, un bellissimo e pregiatissimo crocifisso finemente lavorato, ma soprattutto il sontuoso altare ricoperto d’oro che sicuramente merita un’attenta analisi e osservazione. La città di Sant’Angelo in Lizzola, da quanto è sorta, è passata sotto la dominazione di diverse casate: dagli Sforza signori di Pesaro al Ducato di Urbino fino alla famiglia Mamiani alla quale si legò per lungo tempo, fino al 1885 quando morì anche l’ultimo erede. Tra i personaggi più illustri non si può non citare l’architetto Giovanni Branca che progettò la Santa Casa di Loreto dove lasciò importanti opere come l’irrobustimento delle mura e la costruzione della Porta Marina; oltre a questi si deve a lui il ripristino dell’acquedotto e l’idea di utilizzare il vapore come carburante per far muovere i veicoli: infatti nel suo trattato “Le Machine” spiega in maniera inequivocabile, i benefici e il come utilizzare questa sorgente come forza motrice. Dopo i Mamiani e soprattutto a Terenzio Mamiani, l’unica altra nobile casata che portò cultura a Sant’Angelo in Lizzola è senza ombra di dubbio la famiglia dei Perticari e soprattutto a Giulio Perticari che riuscì a far convenire qui i migliori artisti dell’epoca quali Vincenzo Monti e Rossini, Giacomo Leoparti, Giordani o Cassi; insomma qui ormai l’aria di cultura si poteva respirare a pieni polmoni e fu del 1851 l’inaugurazione del teatro che sfortunatamente è andato completamente distrutto.